Le basi della Spiritualità Musulmana
Pilastri
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Category: Technology
mag, 22, 2015

Il Messaggero di Dio, pace su di lui, disse: “In verità, la fede si usura nel cuore come si usura il tessuto. Chiedete a Dio di ravvivare la fede nei vostri cuori.” La fede, l’iman, secondo questo hadith è versatile, instabile, volubile e variabile. Ci vuole uno sforzo sostenuto, costante e perpetuo per riuscire ad ancorarla alla banchina del suo porto: il cuore.

Abu Huraira riporta che il Profeta, pace su di lui, disse: “Rinnovate la vostra fede!” Chiesero: “Come possiamo rinnovare la nostra fede O Messaggero di Dio?” Egli rispose: “Abbondate nella menzione della formula La ilaaha illa Allah (non c’è dio se non Dio)“. L’associazione delle parole e dei concetti in questo hadith non ne casuale ne gratuita. La funzione di rinnovo ha qui come campo d’azione il cuore e per scopo il ravvivamento della fede, il hadith: “Dite spesso, La ilaaha illa Allah!” è un invito aperto a Dhikr. Questa associazione tra rinnovamento e Dhikr è una miscela che ci mostra la via e scopre il velo sul vero lavoro di riforma dei cuori che bisogna intraprendere, specialmente attraverso il Dhikr.

Dhikr è un concetto fondamentale nell’Islam. Esso rappresenta sia uno stato spirituale che i mezzi che conducono alla sua realizzazione. In arabo, Dhikr significa sia il ricordo intimo di Dio, che la preghiera, la meditazione, la reminiscenza, l’evocazione di Dio, la Parola di Dio, la ripetizione delle formule incantatorie, la pratica dell’invocazione, gli incontri di ricordo di Dio … Tutte queste esperienze sono un insieme di pratiche convergenti verso la stessa finalità: quella di essere presenti a Dio.

La purificazione spirituale è in gran parte il risultato dell’esercizio del Dhikr, che è un passaggio obbligato, è una sorta di terapia che Dio ha messo a nostra disposizione per preparare il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente a ricevere gli effluvi divini e battere la strada della Verità. Il Dhikr avrà l’effetto desiderato, per colui che vuole progredire nella fede, soltanto se accompagnato da un altro fattore determinante.

I due Hadith che seguono introducono questa nuova nozione, quella di “Sohba” (la buona compagnia) senza la quale nessun percorso spirituale potrà pretendere di essere fedele al modello profetico: “Ognuno avrà la stessa intensità di fede che il suo compagno più intimo, scegliete quindi con attenzione i vostri compagni.”  “Dio suscita per questa Comunità in capo ad ogni cent’anni, “chi” le rinnova la propria religione“.

Il primo hadith stabilisce una regola: Le frequentazioni possono essere un tetto di vetro come possono essere un vero e proprio trampolino di lancio per la realizzazione spirituale. Esse possono essere sia limitanti per l’orizzonte del viaggio che consentire un vero e proprio slancio spirituale. In altre parole, il cammino è lo stesso ma l’andatura, la progressione e anche la regressione sono da attribuire (tra gli altri!) ai compagni di viaggio.

Il secondo hadith si regge su un tre aspetti:

• Il primo è un’informazione: l’esistenza dei garanti del rinnovamento,

• Il secondo è una raccomandazione: l’incitamento ad essere in loro compagnia,

• Il terzo è una promessa: l’impegno da parte di Dio che la Sua misericordia non disdegnerà alcuna generazione, finché essa vi si espone.

Ci sono quindi delle persone che bisogna frequentare per non escludersi da questa Misericordia. Essi sono definiti nel hadith dal pronome relativo “chi”, “min” in arabo, che può essere sia singolare che plurale. Ciò riflette la dualità della “Sohba”, che interseca due dimensioni:

– Una prima dimensione si riferisce al contributo e al sostegno della comunità dei credenti e più precisamente alla cerchia di coloro che si amano in Dio. Come degli ingranaggi che hanno bisogno gli uni degli altri per funzionare.

– Un’altra dimensione molto più intima, più elitaria, che si trova sulle alture del “Ihsan”, il più alto grado dell’Islam e che richiede un maestro spirituale, una guida capace di fare un vero lavoro di iniziazione. Senza questo, il candidato al cammino spirituale rischia di smarrirsi e di perdersi.

Storicamente, sono i Sufi che hanno saputo e potuto trasmettere questa eredità, ma non è loro solo appannaggio. Ed è questa la sfida lanciata ai musulmani: riuscire l’educazione spirituale senza passare attraverso le forme vincolanti della via iniziatica sufi. Non perché i sufi siano in errore o in perdizione, ma il loro modello è diventato obsoleto e inadeguato alla luce della realtà contemporanea. Il ritiro, l’isolamento, considerato come un fondamento per la realizzazione spirituale, significa oggi dimettersi dalle sfide del nostro tempo…

Se la buona compagnia rinvia alla qualità dell’educatore e dell’ambiente del candidato all’educazione, e il Dhikr definisce lo stato di purificazione e i mezzi pratici che vi conducono, la terza condizione è di un ordine più intimo e personale: la sincerità e la volontà di colui che aspira al Volto di Dio. Il termine a essi dedicato in arabo è “Sidq”. Ancora una volta è un termine polisemico, non può essere tradotto con una sola parola. Per avvicinarsi al senso, diremmo: sincerità, autenticità, veridicità, adesione del cuore, conformità delle azioni alle parole, … è questo impegno sincero, questo slancio autentico, questo impeto del cuore, senza il quale non c’è cammino spirituale né purificazione del cuore che tenga.

Non c’è Islam senza ricerca del senso e della Verità. Non c’è ricerca di senso senza elevazione spirituale. Non c’è elevazione senza disciplina interiore … e qualsiasi disciplina è guidata da delle regole, delle condizioni.

Ne abbiamo citati tre:

–       Sohba, iniziatica e di accompagnamento

–       Dhikr

–       Sidq

Esse sono sia un presupposto che un compagno sulla strada del nostro cammino

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